NUOVE DROGHE PSICOATTIVE. IN CRESCITA I DISTURBI MENTALI ASSOCIATI A USO DI SOSTANZE

federserd logoCocaina, cannabis ‘rafforzata’ e anfetamine, nelle loro ormai infinite varianti, sono sempre più una criticità, soprattutto tra i giovani. E la “doppia diagnosi” è così frequente da richiedere una riforma vera dei Dipartimenti di salute mentale e SerD. Pronta una proposta in sei punti della Società Italiana di Psichiatria.

Troppo facili da trovare, troppo ‘democratiche’ per il loro basso costo, troppo difficili da identificare per il continuo mutamento delle formule che le compongono. Cocaina, cannabis ‘rafforzata’ e anfetamine, in tutte le loro varianti, sono sempre più un dramma tra la popolazione giovanile. E così le dimissioni ospedaliere dai dipartimenti di salute mentale con diagnosi di disturbi mentali associati a disturbi da uso di sostanze (‘doppia diagnosi’), hanno avuto un incremento di oltre il 2% negli ultimi quattro anni: circa 40 mila e con un aumento dei tassi di incidenza nella fascia di età più giovane, 15-24 anni, che si è portata allo stesso livello degli adulti di 25-44 anni.

Insomma un trend costante e graduale dell’aumento di problematiche psichiche legate al consumo di stupefacenti, non solo nelle diagnosi principali, ma anche quelle correlate.
Per questo la psichiatria chiede aiuto e risorse per supportare le sempre maggiori richieste di emergenza e di aiuto nei più giovani, ma non solo, che giungono ai dipartimenti di salute mentale.

È quanto emerso a margine del convegno di presentazione della nuova “Carta dei Servizi dei pazienti nelle condizioni cliniche di comorbilità tra disturbi mentali e disturbi da uso di sostanze e addiction (doppia diagnosi)”, organizzato da Federserd (Federazione Italiana degli operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze), Sip (Società Italiana di Psichiatria) e Sinpia (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza), che si è svolto a Roma alcune settimane fa.

Dai dati è emerso che l’allarme è anche maggiore per i ricoveri di urgenza, con diagnosi principale o secondaria relativi a problemi di uso di droghe, con sempre la fascia d’età 15-24 anni che cresce più velocemente delle altre, in alcuni casi superando quella ‘dei grandi’. Più in generale il numero complessivo di accessi al Pronto Soccorso per motivi psichiatrici nel nostro ammonta a 585.087 casi, circa il 2% del numero totale di accessi al PS a livello nazionale. In questo ambito il 6,8% (39.785 accessi) presenta diagnosi di alcolismo e tossicomanie.
“La comorbilità fra un disturbo mentale e un disturbo da uso di sostanze (termine recente che comprende in sé le condizioni un tempo definite come abuso e dipendenza da sostanze) usualmente definita come condizione di ‘doppia diagnosi’ – spiega Bernardo Carpiniello, che dirige il Dipartimento di Salute Mentale all’università di Cagliari – rappresenta un’evenienza particolarmente frequente”.

“I numeri – precisa Claudio Mencacci, past president della Società Italiana di Psichiatria e direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano – ci dicono che nell’ambito dell’urgenza psichiatrica (ma non solo) serve intervenire molto in fretta. I servizi devono essere impostati e coordinati per rispondere alle nuove emergenze e nuovi bisogni, dopo tanti anni dalle leggi di riforma per tossicodipendenze (42 anni) e psichiatria (39 anni) serve pensare nuovi percorsi che siano più integrati e più rispondenti alla realtà di oggi. Senza dimenticare che le sostanze stupefacenti non sono più quelle tradizionali: abbiamo sempre più posto grande attenzione sulle nuove sostanze psicoattive. Sono le Novel Psychoactive Substances, spesso non note alle forze dell’ordine, non rilevabili ai comuni tossicologici. Amplissima categoria che comprende principalmente: cannabinoidi sintetici (spice), catinoni (mefedrone e derivati), fenetilamine, e altre minori ma non meno pericolose. Sono estremamente potenti e causa di gravi alterazioni psicopatologiche in ampia percentuale di utilizzatori. Spesso vendute su internet, poco noti nella popolazione generale ma estremamente popolari tra i giovani e i giovanissimi”.

“I dati derivanti da studi effettuati sulle persone affette da uso di sostanze assistiti presso i Servizi per le Dipendenze (SerD) o le comunità terapeutiche, indicano dati ancora più inquietanti – aggiunge Carpiniello – evidenziando tassi di comorbidità con disturbi mentali oscillanti fra il 30 e il 60%  dei casi, costituiti soprattutto da disturbi di personalità e/o disturbi psicotici e dell’umore. La evidente frequenza con cui disturbi mentali e da uso di sostanze sono associati indica con molta chiarezza una loro interdipendenza; infatti, essere affetti da un disturbo mentale aumenta significativamente il rischio di sviluppare un uso patologico di sostanze e, viceversa, l’uso di sostanze è effettivamente un importante fattore di rischio di sviluppo di una patologia mentale”.

Le conseguenze di tale comorbilità sono gravi, talora drammatiche. Aggiunge Mencacci: “Peggior decorso e minore risposta ai trattamenti sia del disturbo psichico che dell’uso di sostanze, maggiore rischio di suicidio e di comportamenti violenti, incrementato rischio di patologie fisiche, di complicanze legali, e di deriva sociale (disoccupazione, divorzi e separazioni, stigmatizzazione ed emarginazione).

Per questo la Società Italiana di Psichiatria, attraverso la sua Sezione Speciale SIP-Dip (Società Italiana di Psichiatria delle Dipendenze) da anni si batte per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica e gli enti governativi e regionali su tali problemi, per la formazione degli operatori e la promozione di studi e ricerche, ma soprattutto per un cambiamento profondo della operatività e della organizzazione sanitaria attuale, che affida il settore della cura dei disturbi mentali e dei disturbi da uso di sostanze a servizi separati ed indipendenti, quasi sempre operanti in modo scollegato fra di loro”.

Le proposte Sip. Alla luce di questo scenario la Sip ha indicato delle azioni fondamentali per affrontare questa nuova emergenza sanitaria:

– La elaborazione di linee-guida per l’organizzazione degli interventi ed una gestione “modernizzata” ed effettivamente integrata dei servizi;

– Una politica di programmazione basata sulle evidenze scientifiche prodotte dalla molteplice letteratura di ricerca e clinica a disposizione;

– L’implementazione di programmi di trattamento specifici ed integrati per i pazienti dei DSM affetti da disturbi mentali gravi (schizofrenia, disturbi bipolari e disturbi gravi della personalità) che impiegano sostanze e viceversa per i pazienti dei SerD affetti da disturbi mentali;

– Programmi operativi più precisi e univoci in ambito nazionale in merito alla gestione delle condizioni di emergenza/urgenza con particolare riferimento ai ricoveri ospedalieri, volontari e in TSO;

– L’organizzazione di protocolli di intesa, basati su linee guida nazionali, tra DSM e SerD, almeno per quelle realtà regionali che non si avviano alla “fusione” dei servizi nell’alveo del DSM;

– Una costante implementazione dei programmi di formazione, anche reciproca, per una migliore professionalizzazione degli operatori del campo.

La “Carta dei servizi dei pazienti con disturbi psichiatrici e disturbi da uso di sostanze e addiction”. Le Società Scientifiche hanno quindi proposto una Carta dei Servizi per valorizzare la rete specialistica e integrata dei servizi a tutela dei malati e in applicazione dei Lea. Punti cardine: centralità della persona, lotta allo stigma, specificità ed appropriatezza degli interventi.

“In una società che ci richiama tutti ad un maggiore impegno a tutela dei nostri giovani e dei malati per disturbi psichiatrici, da uso di sostanze e comportamenti di addiction – hanno sottolineato in una nota le società scientifiche – il mondo scientifico si propone con percorsi chiari, applicabili, unitari, a favore dei nostri cittadini.

Criteri diagnostici rigorosi e scientifici, superamento del concetto di doppia diagnosi, presa in carico integrata da parte dei servizi, privilegio alle azioni di approccio e diagnosi precoci, valorizzazione degli interventi di recovery, superamento di una visione frammentata e segmentata per competenze, formazione qualificata e comune: questi alcuni punti di azione comune ed integrata.

Un primo fondamentale atto che vedrà impegnati gli operatori e i professionisti nei territori e potrà avere sviluppo se le istituzioni centrali e regionali garantiranno assetti organizzativi e risorse adeguate”.

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